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Musica e Cartoni animati

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Alzi la mano chi non ha mai, e sottolineo mai, cercato su YouTube o su Spotify una sigla di un vecchio cartone animato oppure rovistato tra le sue vecchie audiocassette per ascoltarne una a distanza di anni o decenni, oppure chi non ha mai partecipato a una maratona di sigle di cartoni su Facebook o tra amici. Se l’avete fatto anche una sola volta, beh, non c’è assolutamente nulla di male, anzi, essere ogni tanto vittime della nostalgia per tempi passati che noi consideriamo migliori (e li consideriamo così solo perché la nostra mente ha cancellato gli eventi negativi e lasciato solo quelli positivi per salvarsi e preservare se stessa) è anche un sentimento da indossare alla bisogna per ritrovare un nostro io scomparso tra le nebbie del tempo, come spiega l’etimo della parola “nostalgia” che deriva dal greco e significa “ritorno”.

Cocomelon, 85 milioni di iscritti al canale. OTTANTACINQUEMILIONI

Le sigle dei cartoni animati (e tutte le canzoni per bambini in generale che vengono accomunate ad esse), però, portano con sé uno stigma, una maledizione che si abbatte su di loro senza tempo e senza pietà: “non sono musica seria. E non sono musica seria perché, nelle intenzioni di chi pronuncia questa frase, la “musica seria” ha una propria dialettica in termini di composizione e costruzione del testo che mal si associa, in molti casi, all’affannosa ricerca del motivetto simpatico e accalappiante di cui ha bisogno un cartone. Se questo ragionamento può avere un validissimo senso se parliamo di musica destinata a un pubblico infantile e prescolare, come per esempio quella di un canale come Cocomelon, specializzato nelle cosiddette “nursery rhimes” , lo stesso però non si può dire, a mio avviso, quando si abbandona quella fascia di età per spostarci progressivamente verso un pubblico più adulto e anche dall’orecchio più educato.

La cosa non deve stupire, visto che in Italia abbiamo avuto già negli anni Settanta e Ottanta i primi esempi di grandi cantautori che hanno scritto e composto sigle per cartoni animati, come per esempio il grande Roberto Vecchioni che ha composto la sigla di apertura del noto cartone Barbapapà o Nico Fidenco, il cantautore di “Legata a un granello di sabbia” e compositore di moltissime sigle di cartoni, da Bem il mostro umano a Don Chuck castoro, passando per Arnold, Jeremy and Jenny destra-sinistra, Cyborg i nove supermagnifici, Sam il ragazzo del west, Mimi e le ragazze della pallavolo e tanti altri. 

Da qui in poi la situazione si è decisamente evoluta e migliorata con la comparsa dei primi “anime” giapponesi che avevano spesso una sigla molto curata e musicalmente matura, come abbiamo potuto notare in piccoli capolavori come la fantastica sigla jazz “Tank!” di Cowboy Bebop oppure l’energetica “Driver’s high” dei L’arc en Ciel di quell’oggetto di culto che è diventato Great Teacher Onizuka.

Se anche affrontiamo il tema dicendo che le tematiche dei cartoni animati non sono da adulti, anche qui chi continua a propugnare l’idea della “musica per adulti” casca malissimo. Faccio un esempio: Bem il mostro umano, il cartone che abbiamo citato prima, ha delle tematiche che non solo per nulla destinate a un pubblico infantile, affrontando con tranquillità temi come la violenza, l’odio e la diversità, con dettagli al limite dello splatter (e bisogna anche aggiungere che la colonna sonora originale era una serie di brani jazz scritti appositamente per la serie). 

Proprio la generazione degli anni Novanta, la prima che ha scoperto e conosciuto gli anime, a mio avviso, ha cominciato attivamente a far cadere progressivamente questo tabù, grazie alle note di tante altre canzoni che a volte sono diventate veri e propri iconici oggetti di culto e di meme, come la sigla del celeberrimo “Attack on Titan”, lo scanzonato opening di “Nichijou: My Ordinary Life” oppure la sigla iniziale “Cruel Angel Thesis” di Neon Genesis Evangelion, che da noi ha avuto decine di riletture memistiche in qualunque salsa, da quella politica dedicata al governo di questi mesi a quella pop e culturale dedicata a Piero e Alberto Angela. E ci sono anche interi anime in cui la musica ha un ruolo importante, come “La malinconia di Haruhi Suzumiya”, in cui la protagonista canta con la voce di Aya Hirano il brano “God bless” alla presentazione dei gruppi scolastici, o l’anime “Beck”, completamente dedicato al mondo della musica e alla nascita di una rock band.

(Vi lascio la sigla di apertura di Evangelion, live, tanto per capire la portata)

Io credo che l’inizio dello sdoganamento culturale della musica per i cartoni animati nello stesso mondo della musica italiana abbia però una data ben precisa, ovvero il 13 febbraio 2016, quando Cristina d’Avena, la celeberrima voce di quasi tutti i cartoni della nostra infanzia, fu invitata come superospite al Festival di Sanremo di quell’anno:  negli anni successivi usciranno due dischi, “Duets – Tutti cantano Cristina” e “Duets Forever – Tutti cantano Cristina”, dove la cantante ha voluto ricantare in chiave un po’ più moderna alcuni suoi cavalli di battaglia insieme a tanti altri musicisti come J-Ax, Loredana Bertè, Elio, Noemi, Ermal Meta, Dolcenera, Elisa, Malika Ayane, Max Pezzali, Le Vibrazioni, Carmen Consoli e Nek. Il definitivo colpo di grazia alla chiusura di questo ipotetico cerchio viene dato, a mio avviso, il 13 maggio 2019 quando il musicista Marco Arata compone, insieme al Capitano Giorgio Vanni, altro storica voce delle sigle dei cartoni animati, la sigla per la serie evento Mediaset “Adrian” di e con Adriano Celentano.

Io credo che esistano sigle di cartoni animati per bambini e sigle di cartoni animati per adulti, così come esistono cartoni animati per bambini e cartoni animati per adulti. Se ha senso parlare di musica per bambini con gruppi come i Cavalieri del Re, storica formazione delle sigle dei cartoni che ha composto brani come “Yattaman”, ha senso anche il lavoro di Ol’ga Vital’evna Jakovleva e di Yoko Kanno per il brano “Inner Universe” dell’anime “Ghost in the Shell: Stand Alone Complex”, un brano che mescola nel testo latino, russo e inglese per un anime che affronta tematiche adulte come il poliziesco, il fantascientifico e il cyberpunk, per non parlare di “Lilium”, sigla di apertura tutta violini e canto gregoriano per “Elfen Lied”, un thriller psicologico e fantascientifico il cui titolo è da attribuire alla canzone tedesca Elfenlied (“Canzone degli elfi”) di Eduard Mörike, scrittore tedesco autore di lieder e ballate. Se anche una band come i Daft Punk (non quindi gli ultimi arrivati) hanno lavorato nel 2003 con il disegnatore di “Capitan Harlock Leiji Matsumoto e il famoso studio di animazione giapponese Toei Animation per la realizzazione del film di animazione “Interstella 5555: The 5tory of the 5ecret 5tar 5ystem” per pubblicizzare l’uscita del loro disco “Discover”, ha senso parlare “One more time” dei cartoni come solamente musica per bambini?

PS piccola curiosità: la bellissima sigla funky di “Supercar Gattiger”, cantata dal gruppo Superobots, prende spunto dal brano “Dance on” composto da Ennio Morricone, arrangiata e realizzata da Alessandro Centofanti per il film “Così come sei” del 1978. E i doppiaggi italiani vedevano tra i protagonisti Massimo Lopez e Anna Marchesini del famoso trio comico Marchesini-Lopez-Solenghi.

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