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Deep Feeling

Tempo di lettura: 3 minuti

Venerdì 17 aprile, esce il secondo singolo, Deep Feeling. Vi raccontiamo di cosa parla.

Dopo l’uscita del primo singolo, PRIDE, esce sempre tramite VRec il nostro secondo lavoro del disco Roots. Deep Feeling è un brano che parla dell’IRA, la rabbia, l’incapacità di essere accomodanti, l’avversione violenta e vendicativa contro qualcuno.

I due video PRIDE e Deep Feeling sono collegati in una unica storia, in caso vi foste persi la prima parte, cliccate sull’immagine qui a sinistra

CLICCA QUI per il primo video: PRIDE

Bene, siamo arrivati dalla superbia del primo brano, dedicato e alla nostra Genova. L’ira è un peccato molto meno raffinato della lussuria, dell’accidia, o della superbia stessa, è un peccato, un vizio che non è premeditato non è analizzato, gestito e coltivato.

E’ forse uno dei limiti umani più profondi e animaleschi che l’uomo possiede, è adrenalina, è quella sensazione irrefrenabile che non conosce argini o barriere.

L’ira colpisce e deve farlo subito, deve farlo senza possibilità di replica, senza dare a nessuno o a nessuna cosa una libertà di azione. E’ soverchiante, non sempre malvagia, ma è assoluta.

Il testo è diviso in tre strofe e parla di tre differenti forme di odio. Il nostro modo per esprimere un concetto di odio è provando ad esprimere la sua antitesi, l’Amore, che spesso permea nostri testi. Ogni strofa quindi inizia dicendo “Ti amo, come…” come qualcosa di via via più truce, più violento:

  1. Nella prima strofa si ama come la benzina ama uno scintillante accendino, come si ama qualcosa che può farci male, e nel silenzio gli si augurano i più feroci incubi nascosti sotto le pietre della paura. Gli si tiene la mano, il cuore, e sarà per l’ultima volta. Questo amore esprime l’ira e la rabbia nascoste in qualcosa che, per qualche motivo, non è ancora finito, ma finirà. E…non servono altre spiegazioni.
  2. Nella seconda strofa si ama come gli uomini del medioevo amavano gli untori, augurando loro le attenzioni di Torquemada e di Bernardo Gui, inquisitori che non chiedevano con molta gentilezza. La strofa termina con una danza intorno all’oggetto dell’ira, che indossa un “cappello con una vite”, uno Schiacciatesta, strumento usato dall’inquisizione per fracassare malamente il cranio durante gli interrogatori. Questo amore è più violento e nasce dalla paura che alcune persone instillano nelle nostre teste e si ribella con cruda realtà.
  3. La terza strofa è forse il peggiore augurio, il peggior ruggito d’ira, è l’amore che gli oppressi hanno nei confronti degli oppressori durante il primo giorno di una sanguinosa rivoluzione. E’ il sentimento di ira che viene covata a lungo, con soprusi e quant’altro, che si alza come una ondata unica, inarrestabile, cieca e sanguinaria. L’oppressore fino a quel momento era tranquillo e rilassato, e nella sua comodità ha fatto la fine della rana bollita, fino a guardare la crescita delle piante osservandone le radici.

Oltre al testo abbiamo la Musica, è la Musica che abbiamo scritto guidati dalla sapiente mano di Pietro Foresti presso il Frequenze Studio di Monza, dove il buon Andrea Ravasio ci ha registrati (e tutte le cosine che ci sono dopo) per farci arrivare a voi. A voi ci arriviamo anche grazie al lavoro meticoloso di VRec e all’ufficio stampa di DavveroComunicazione, che sta facendo un’opera COLOSSALE (ne vedremo i frutti di giorno in giorno).

La Musica è martellante, genera ansia, genera quel battere a terra il piede incrociando le braccia, chiedendosi cosa potrà arrivare. I ritornelli incalzano, immaginate la danza intorno “alla vite” della seconda strofa, immaginate di volere il male di ogni dettaglio del corpo dell’interessato…ne volete il corpo, la mente, la pelle, le ossa, la testa, gli occhi.

Volete che ogni suo dettaglio sia la superstar del vostro rito voodoo.

 

Il brano è disponibile al link: https://vrec.fanlink.to/RM_deepf

Quindi…..datevi uno sguardo al testo e…a presto.

 

Comments: 3

  • Laura
    Rispondi 18 Aprile 2020 00:23

    Wow non poteva essere spiegato meglio. Aspettavo con trepidazione questo articolo

  • Gaia
    Rispondi 19 Aprile 2020 13:07

    Questa canzone ti lascia qualcosa dentro che è inspiegabile. Probabilmente va a toccare le corde interiori di ognuno di noi.
    Bella. Forte. Struggente.
    Grandi Roommates!

  • Manuela
    Rispondi 19 Aprile 2020 17:50

    Quando ascolto la prima volta una nuova canzone in inglese, benché non sia digiuna della lingua, ovviamente riesco a distinguere poco le parole e le frasi di cui parla e non vedo l’ ora di poterla decifrare attraverso il suo testo.
    Conoscere il titolo e l’ argomento, poi non fa altro che alimentare la mia voglia di scoprire cosa ha da dire in merito chi ha scritto, che spesso coincide con chi lo interpreta, il pezzo.
    Ovviamente, tutta questa curiosità si verifica solo se la musica mi prende da subito altrimenti il problema non si pone nemmeno…
    Tutto ciò per dire che la prima volta che ascoltai DEEP FEELING ad una serata, rimasi immediatamente colpita dal ritmo pulsante della musica, che mi rimase nelle orecchie come un assillo piacevole ed indimenticabile, con la conseguente voglia di scoprire quali fossero le parole e le similitudini nascoste da quella melodia così potente, scelte per raccontare l’ ira, un sentimento viscerale ed istintivo, a volte inarrestabile, pronto ad uscire da ognuno di noi per non sottostare a qualcosa o qualcuno in cui non ci si riconosce e che si vorrebbe quindi modificare o eliminare per poter stare meglio.
    C’ è voluto un po’ ma ora posso dire che tutto il testo ed in particolare il verso “Your body, your mind, your skin, your bones, your head, your eyes, You will be the superstar of my voodoo”, rappresentano efficacemente l’ impulso della rabbia incontrollabile che si riversa sull’oggetto opprimente di cui ci si vorrebbe liberare.
    Lascia il segno DEEP FEELING.

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